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FARMACI E SPORT PDF Stampa E-mail
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domenica 10 giugno 2007

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tratto dal corriere  medico 

 

NEL 2003, PARTENDO DA UN'INDAGINE DEL GIUDICE RAFFAELE GUARINIELLO, IL

QUOTIDIANO FRANCESE LE MONDE LANCIÒ UN SASSO NELLO STAGNO CON IL TITOLO

LE STRANE MALATTIE DEI CALCIATORI ITALIANI. DA ALLORA L'ATTENZIONE SULLA

SALUTE DEGLI ATLETI PROFESSIONISTI SI È ACCENTUATA ED È CADUTO ANCHE

L'ASSUNTO SECONDO CUI SPORT È SINONIMO DI SALUTE.

di ROBERTA PACIFICI, Istituto superiore di sanità Roma

salute

esport

focus

Le motivazioni

che spingono gli atleti a

fare uso frequente di farmaci sono

diverse e variano dal tentativo di migliorare

la performance atletica, per

un recupero fisico in situazioni di

gravoso impegno atletico, per reintegrare

perdite dovute all’intenso

sforzo fisico, per proteggersi dai

danni ossidativi.

La ricerca esasperata del più piccolo

miglioramento facendo ricorso a

farmaci ritenuti capaci di accrescere

le prestazioni ha portato anche

alla medicalizzazione delle strutture

sportive. Alcune palestre sono un

mix tra strutture spaziali e retrobottega

di farmacie, dove ci si può trovare

di tutto e quasi niente di innocuo.

Per un medicamento, sotto il

profilo medico e regolatorio, gli effetti

avversi sono accettati solo

quando è favorevole il rapporto rischio/

beneficio terapeutico. In un

soggetto sano, quale per definizione

è l’atleta, non esiste un beneficio

per la salute e l’uso dei farmaci è un

ingiustificato pericolo di insorgenza

di reazioni avverse da farmaci (Adr).

Anche l’uso degli integratori è un

problema serio, manca una dimostrazione

scientifica d’efficacia,

manca una corretta informazione

dell’azione sull’organismo e nella

performance e manca spesso anche

una certezza del contenuto dei

prodotti. Pertanto la somministrazione

di farmaci, integratori compresi,

a persone non malate, come nel caso

di atleti professionisti e non, è

sempre pericolosa in quanto priva di

finalità terapeutica, scopo fondamentale

di un medicamento.

una migliore

performance val bene

un farmaco

DocMagazine 1 marzo 2007 23

La determinazione delle classi di

farmaci, di sostanze biologicamente

o farmacologicamente attive

e delle pratiche, il cui impiego è

considerato doping (art. 2). A tale

proposito, la prima lista dei farmaci è

stata pubblicata il 15 ottobre 2002 ed è

periodicamente aggiornata.

 

L'incremento delle conoscenze in

materia di doping attivando programmi

di ricerca scientifica sui

farmaci, sulle sostanze e sulle

pratiche mediche utilizzabili a fini

di doping nelle attività sportive

(art. 3, comma 1, lett. c). A tale scopo

sono state finanziate molte ricerche

in diversi settori, quali ad esempio quelle

dirette allo sviluppo di metodi di indagine

per il rilevamento di sostanze e

metodi “doping”, a studi epidemiologici

e/o psicosociali sugli usi e sui danni

delle sostanze dopanti, alla valutazione

degli effetti tossici e dei parametri biochimici

e farmacocinetici delle sostanze

e medicinali utilizzati nel doping e

delle loro interazioni.

L'attivazione di campagne formative-

informative per la tutela della

salute nelle attività sportive e di

prevenzione al doping. A tale scopo

sono stati finanziati molti progetti che

hanno avuto come destinatari dell’intervento

la sanità (medici dello sport,

pediatri, medici di medicina generale,

farmacisti), la scuola (alunni, insegnanti

e genitori), il mondo dello sport (atleti,

allenatori, dirigenti sportivi), la giustizia

(ufficiali, agenti e funzionari di Polizia

giudiziaria).

L'effettuazione dei controlli antidoping

e quelli di tutela della salute,

in gara e fuori gara (art. 3

comma 1, lett. c). A tale scopo nel

2005 la Commissione per la vigilanza

sul doping ha controllato 1.560 atleti

(1.029 maschi e 531 femmine). Di questi

atleti controllati sono risultati positi al

doping 32 atleti pari al 2,1 per cento.

Tra le varie classi di sostanze la più utilizzata

è costituita dai cannabinoidi,

44,7 per cento, poi ci sono i diuretici e

gli stimolanti, 15,8 per cento, poi gli

anabolizzanti e i corticosteroidi (7,9 per

cento), si riscontra anche la presenza

di sostanze attive sul sistema ormonale

quali la gonadotropina corionica (5,3

per cento) ed infine c’è l’atenololo (2,6

per cento). La distribuzione delle varie

 

Oltre a prevedere una chiara sensibilizzazione della società nel suo

complesso, con particolare riferimento ai medici e agli insegnanti, per

difendere la salute degli atleti soprattutto quelli più giovani e meno

esperti, la legge 376 del 2000 affida alla Commissione per la vigilanza

e il controllo sul doping nelle attività sportive diversi compiti tra cui:

gli universitari

inglesi di metà

Ottocento

con un passato

sportivo

hanno vissuto

mediamente

due anni in più

dei coetanei

una legge a tutela della salute

PARTIAMO DA UNAFFERMAZIONE: «L’attività

fisica promuove la buona salute ed è

raccomandata a uomini e donne di

tutte le età». Questo assunto ha un valore

aneddotico oppure è scientificamente

sostenibile? E se lo è, lo è sempre

e comunque?

Nel 1873 J.E. Morgan compie uno studio

importante dal punto di vista epidemiologico.

Osserva gli studenti di

Oxford e Cambridge dal 1829 al 1869 e

scopre che i giovani, che in quel periodo

di tempo avevano praticato canottaggio,

avevano vissuto mediamente

due anni in più rispetto ai loro coetanei

inglesi.

Un secolo dopo, nel 1987 U.M. Kujala

e S. Sarna studiano 2.500 atleti, praticanti

competizioni dal 1920 al 1965, in

relazione alle malattie croniche più comuni

e rilevano che gli atleti di

élite, rispetto ai con-

24 DocMagazine 1 marzo 2007

DocMagazine 1 marzo 2007 25

presenti negli sport dove un peso corporeo

basso è un vantaggio in competizione.

La prevalenza di disordini alimentari

varia dal 1 al 62 per cento cento

secondo l’attività sportiva praticata.

I disordini mestruali asintomatici, in

particolare l’anovulazione e la deficienza

della fase luteinica, sono molto

ricorrenti nelle podiste. Infatti, circa il

78 per cento di podiste con ciclo mestruale

normale presenta disordini almeno

una volta ogni tre mesi.

Per quanto riguarda l’osteoporosi, è

noto che la densità ossea declina in

proporzione al numero di cicli mestruali

mancanti. La prevalenza di

fratture traumatiche varia grandemente

tra gli sport ma è 2-4 volte più

frequente nelle atlete con disturbi mestruali

rispetto a quelle con cicli mestruali

normali.

Negli ultimi anni, inoltre, una rara e

devastante malattia neurodegenerativa

viene collegata all’attività sportiva, la

sclerosi laterale amiotrofica (Sla), conosciuta

anche come malattia di Lou

Gehrig. La Sla è una degenerazione

della via piramidale e dei motoneuroni

somatici del midollo spinale e del bulbo

e provoca fascicolazioni, atrofia

muscolare ingravescente, paraparesi

spastica, disartria, difficoltà a masticare

e deglutire, disturbi respiratori e

trolli, in età avanzata hanno meno disabilità,

una migliore autosufficienza e

hanno minor bisogno di ricorrere a cure

ospedaliere. Tuttavia questa ricerca

mette in luce anche un nuovo aspetto

del binomio sport-salute, infatti questi

ricercatori osservano che uomini con

una naturale abilità negli sport di potenza

sono a più alto rischio di sviluppare

patologie cardiovascolari rispetto

a quelli con una naturale abilità negli

sport di resistenza, indipendentemente

dall’intensità dell’esercizio fisico svolto,

suggerendo infine che, come alcune

patologie sono geneticamente determinate,

anche l’attitudine ad alcuni sport

è geneticamente determinata.

L’acume di Ippocrate

D’altraparte, molto tempo prima, Ippocrate

aveva osservato che «l’attività

fisica produce benefici per la salute,

ma l’attività fisica intensa praticata dagli

atleti per le competizioni sportive,

ha un effetto dannoso sul cuore e altri

organi e provoca una più bassa resistenza

alle malattie».

Nel 1992 fu coniata la nuova sindrome

“Female athlete triad”, che provoca

disordini alimentari, amenorrea e

osteoporosi. I disordini alimentari, che

riguardano restrizioni della dieta e misuso

di lassativi, sono particolarmente

positività nei diversi sport mette in evidenza

che, mentre la positività ai derivati

della cannabis si ritrova in quasi

tutti i tipi di sport, quella ad alcune sostanze

sono più peculiari: i betabloccanti

presenti nel tiro con l’arco; gli

anabolizzanti nella pesistica e cultura

fisica; gli stimolanti nel motociclismo,

nel calcio e nel ciclismo.

La realizzazione dei Laboratori

antidoping regionali (Lad).

Un accordo tra il ministro della Salute

e i presidenti delle regioni e province

autonome di Trento e Bolzano, ha stabilito

le “Linee guida sui requisiti organizzativi

e di funzionamento dei laboratori

antidoping regionali”. La realizzazione

dei Lad è un momento importante

nella lotta al doping e per la tutela

della salute degli sportivi: oltre ad

effettuare un’attività di controllo antidoping

più capillare sul territorio, investe

molto sulla tutela della salute con

l’analisi di indicatori biologici, basali e

mirati, volti a rilevare anomale variazioni

di parametri fisiologici da esposizione

a farmaci e/o sostanze e pratiche

dopanti.

female athlete triad,

la nuova sindrome

è datata 1992

26 DocMagazine 1 marzo 2007

chi lottatori greci (III secolo a.C.) che

assumevano una sostanza estratta da

un fungo per aumentare l’aggressività.

Nel Novecento i primi casi eclatanti,

Dorando Petri taglia il filo di lana della

maratona di Londra nel 1908 stroncato

dalla fatica per aver assunto stricnina

mescolata al cognac.

Durante le grandi guerre veniva fatto

uso di sostanze stimolanti, quali le amfetamine,

per migliorare la velocità di

reazione o vincere la paura e nel dopoguerra

il consumo di queste sostanze

dilaga nella

sincope cardiaca. Recentemente uno

studio epidemiologico condotto da ricercatori

dell’Istituto superiore di sanità

(Iss) ha osservato un eccesso di Sla

tra i calciatori professionisti italiani

(RR circa 30) e ha ipotizzato un nesso

tra alimentazione e genetica nell’insorgenza

di tale patologia.

Un elevato consumo di aminoacidi ramificati

e creatina monoidrato potrebbe

indurre un’alterazione del metabolismo

glutammatergico a livello del sistema

nervoso centrale. Soggetti con

una suscettibilità genetica (diverso

profilo del metabolismo glutammatergico)

ed esposti a elevate concentrazioni

di aminoacidi ramificati potrebbero

essere a maggior rischio di Sla.

Arriviamo così a un problema ormai

chiaro ossia la medicalizzazione dell’atleta

e dello sportivo. Una ricerca

effettuata dall’ISostanze

più usate (%) 42,6 cannabinoidi

21,3 stimolanti

19,1 diuretici

6,4 anabolizzanti e corticosteroidi

2,1 gonatropina corionica

2,1 atenololo

stituto superiore di sanità per conto

della Commissione nazionale per la

lotta al doping del ministero della Salute,

su atleti sottoposti a controllo antidoping

dimostra che il 65-70 per cento

degli atleti assume medicamenti,

principalmente cannabinoidi, stimolanti,

farmaci antinfiammatori non

steroidei (si veda box).

Un male antico

Dall’abuso e misuso di farmaci e prodotti

salutistici al doping il passo è

breve. E il doping è un male antico,

non è una scoperta della società moderna,

ma era già presente tra gli antiwww.

ministerosalute.it attività antidoping 2005

dalla relazione annuale del ministero della Salute presentata al Parlamento

Atleti controllati 1.239 uomini

(di 40 federazioni) 1.875 636 donne

216 al Nord

Eventi sportivi controllati 439 139 al Centro

84 Sud e isole

Atleti positivi ai test 37 (2 per cento)

Sportivi che dichiarano 65 per cento

di assumere farmaci

DocMagazine 1 marzo 2007 27

genetico venga utilizzato non è ancora

dimostrato, certo è che può essere una

grave minaccia per la salute degli atleti.

La legge 376 del 14 dicembre 2000

(Disciplina della tutela sanitaria delle

attività sportive e della lotta contro il

doping), approvata all’unanimità dal

parlamento, è una legge molto importante

(si veda box): l'articolo 1 sancisce

che «l’attività sportiva è diretta alla

promozione della salute individuale e

collettiva e deve essere informata al rispetto

dei principi etici e dei valori

educativi richiamati dalla Convenzione

di Strasburgo contro il doping».

Questa legge, che penalizza chiunque

procura ad altri, somministra, assume

o favorisce l’utilizzo di farmaci o di sostanze

biologicamente o farmacologicamente

attive, vietate per doping, è

anche un forte richiamo alla tutela della

salute di chi pratica l’attività sportiva.

Sarà sufficiente a difendere la salute

degli atleti? La risposta non è semplice.

Siamo partiti da un'affermazione

che, d'acchito, risulta difficile da

contraddire, tuttavia è evidente che

quanto riportato in questo articolo, derivato

anche da commenti e ricerche

di illustri colleghi, può contribuire a

una più attenta riflessione sul binomio

salute-attività sportiva, che forse non è

più così scontata. •

pratica sportiva. Eclatanti le morti del

ciclista Alfredo Calzini (1949) al termine

della Milano-Rapallo, del ciclista

Knud Jensen alle olimpiadi del 1960,

del ciclista Tom Simpson al Tour de

France sul Mont Ventoux (1967) e del

calciatore francese Luis Quadri

(1968).

Tra il 1960-70, gli anni della guerra

fredda, la ricerca biomedica e farmacologia

compie enormi progressi, compaiono

in questi anni gli anabolizzanti

e il loro uso dilaga tra gli atleti appartenenti

alle grandi potenze che hanno

usato il doping come “arma di stato”

per superare i paesi avversari. L’uso

degli ormoni steroidei è così efficace

da trasformare direttamente una donna

in un uomo come Heidi Krieger

(oro nel lancio del peso agli Europei

1986 all’età di 21 anni), oggi Andreas

Krieger felicemente coniugato con la

signora Ute Winter.

 

Il doping genetico

Ai nostri giorni, poi, dobbiamo fare i

conti con un altra minaccia: il doping

genetico. Basato sulla manipolazione

dei geni, utilizza i risultati ottenuti nella

terapia genica ed è potenzialmente

in grado, per esempio, di aumentare

l’ematocrito tramite la produzione endogena

di eritropoietina (Epo), di aumentare

la forza muscolare tramite il

fattore di crescita insulinico (Igf-1), di

aumentare la massa muscolare tramite

la rimozione o disregolazione del gene

che regola la produzione di miostatina,

di aumentare il flusso sanguigno

tramite il fattore di crescita dei vasi

sanguigni (Vegf). Se e come il doping

oggi il binomio classico

salute-attività sportiva

non è più scontato

Discipline sportive

con atleti controllati

e risultati positivi nel 2005

rugby 5

handball 4

pesistica e cultura fisica 4

ciclismo 3

calcio 2

pallavolo 2

motociclismo 2

vela 2

nuoto 2

baseball e softball 2

tiro con l'arco 2

pallacanestro 1

sport invernali 1

bocce 1

danza sportiva 1

golf 1

tiro al volo 1

scherma 1

Ultimo aggiornamento ( domenica 10 giugno 2007 )
 
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